In gara 2, dopo le fatiche del supplementare di gara 1, non sappiamo davvero cosa aspettarci dai Bucks. Se perdono anche questa sono già con le spalle al muro, noi invece avremmo comunque il fattore campo insomma...una leggera differenza di motivazioni comunque c'è, anche se non dovrebbe esserci. Però non si vede.
Nel primo quarto gli Indiana Pacers sembrano gli Spurs del 4-1 agli Heat, o gli Warriors dell'anno scorso. Fluidità di gioco incredibile, percentuali assurde, il tutto trascinato da un incredibile leggerezza, come se tutto ciò fosse un gioco da ragazzi. George, Wroten, Hill non riescono a far trattenere gli applausi, anche se la platea è quella del Bradley Center e chiudiamo la prima dozzina di minuti con un incredibile vantaggio di diciotto punti. Certo, la partita è lunga ma il vantaggio è gestibile a meno di cataclismi. Nel secondo periodo a riposo in blocco i titolari e spazio ai secondi quintetti con Monta Ellis a fare il bello e il cattivo tempo dopo un inizio di playoffs con i Cavs da dimenticare. L'ex di turno contribuisce a costruire un margine che all'intervallo sarà addirittura di 21 punti. I Bucks sono a terra e si affidano alle giocate estemporanee di Monroe, Middleton ed Henson mentre Carter-Williams pur non giocando male si intestardisce al tiro e sparacchia di brutto. The Greek Freak nuovamente non pervenuto (ma maturerà o no, sto ragazzo?). Decidiamo di riposarci allungando le rotazioni e trovando soddisfazioni incredibili dal rookie Joseph Young (2 triple in fila che affossano la disperata reazione finale dei cervi) e Glenn Robinson III, entrambi presentissimi quando chiamati in causa. Finisce 106-94 con soli 25 minuti giocati per George nei quali sfiora un "perfect" game tirando con 9/10 dal campo. Insomma si torna a Indianapolis in ciabatte, vediamo se alla Bankers i Bucks ci costringeranno a presentarci col vestito buono...

Nessun commento:
Posta un commento